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Claudio Doglio, Il primogenito dei morti. La risurrezione di Cristo e dei cristiani nell'Apocalisse di Giovanni, Bologna,
Dehoniane, 2005 (Supplementi alla rivista biblica, 45) pp. 904, Euro 32,50 ISBN 881030232.
L'Apocalisse di Giovanni presenta con insistenza la risurrezione
di Gesù, per consolare e incoraggiare i destinatari. II
volume studia questi due aspetti: i modi in cui l'Apocalisse
parla della risurrezione di Cristo e come la presenta in relazione
con il fedele credente.
Si tratta dunque di un'analisi globale tematica sull'Apocalisse.
La primaparte studia il fondamento cristologico del testo
giovanneo e delinea i motivi per cui l'opera può essere
considerata una celebrazione del Cristo risorto; la seconda
analizza i grandi ambiti simbolici in cui è possibile
riconoscere il rapporto che unisce il cristiano alla vita del
Risorto. Dall'insieme della ricerca emergono in particolare tre
aspetti 1) II continuo riferimento all'Antico Testamento presente
nell'Apocalisse costituisce un aspetto tematico ed ermeneutico; 2)
l'Apocalisse si mantiene in perfetto accordo con le altre
tradizioni teologiche presenti nel NT; 3) la struttura intera
dell'opera, elaborata come un tessuto fitto di richiami, allusioni
e riprese con variazione, induce a sostenere che ci troviamo di
fronte a un testo unitario e omogeneo.
Seguendo una scelta comune della primitiva tradizione
apostolica, l'autore dell'Apocalisse adopera volentieri
l'immagine dell'ascesa al trono e dell'assunzione di una
carica, nuova e prestigiosa; predilige, però, rispetto
alle forme verbali comuni nel Nuovo Testamento, il riferimento
alla vita e alla vittoria; allude alla risurrezione non come a un
evento, ma piuttosto come allo stato abituale e stabile in cui
si trova ora il Signore crocifisso; con l'insistenza sul
principio paradossale del capovolgimento, impiega volentieri il
simbolismo della catastrofe al fine di evidenziare il glorioso
risultato del sangue versato dall'Agnello; in una profonda
rilettura dei testi biblici, mostra il compimento delle
promesse divine nella risurrezione del Cristo, tenendo unite
come complementari le due prospettive cronologiche della
realizzazione nel presente e dell'attesa per il futuro;
infine, annuncia per i fedeli defunti la possibilità di
raggiungere il compimento escatologico in unione alla vittoria del
loro Signore sugli inferi.
Introduzione
La risurrezione di Gesù Cristo è l'evento
fondamentale dell'esperienza apostolica e il messaggio centrale
della predicazione cristiana.
All'origine di questo messaggio c'è stata l'esperienza
dei discepoli che hanno incontrato Gesù di Nazaret, vivo
dopo la sua morte in croce, e lo hanno riconosciuto come il Messia,
Figlio di Dio e salvatore del mondo. Di questa predicazione
apostolica i libri del Nuovo Testamento conservano la testimonianza
scritta: perciò con una ricca e molteplice varietà
l'annuncio della risurrezione del Cristo vi occupa un posto
rilevante.
Anche l'ultimo libro del canone cristiano, avendo come contenuto
la rivelazione di Gesù Cristo, annuncia l'evento
decisivo per la storia della salvezza e per il destino di ogni
persona: la teologia dell'Apocalisse, infatti, sembra tutta basata
sulla risurrezione, eppure la sua formulazione linguistica
differisce notevolmente dal resto del Nuovo Testamento.
L'intento di questo studio è proprio quello di riconoscere
attraverso le immagini e i simboli l'insegnamento di Giovanni
sul Cristo risorto e sul rapporto che lo unisce ai fedeli
cristiani: tale intervento ermeneutico risulta arduo,
perché l'autore, con un procedimento di astrazione
simbolica, delinea grandi e piccoli quadri, in una fantasmagoria di
immagini che si inseguono e si richiamano, senza precisare
quasi mai in modo chiaro il senso dottrinale di tali
rappresentazioni.
Con questo specifico interesse affrontiamo l'analisi globale
dell'opera, per giungere a una panoramica sintetica sul tema della
risurrezione, e prendiamo in esame i passi che contengono elementi
simbolici relativi alla risurrezione o che si possono interpretare
come tali, partendo da ciò che è più esplicito
per far luce anche su ciò che è implicito, in
modo tale che le affermazioni evidenti aiutino a comprendere
quelle più enigmatiche. L'analisi dei molti particolari,
quindi, approfondendo 1'esegesi dei singoli passi che sono
giudicati più rilevanti, tende a una organizzazione omogenea
e coerente del messaggio, senza pretendere di affrontare tutte le
questioni esegetiche relative ai brani considerati.
Tale processo di interpretazione si fonda su alcuni presupposti
di metodo che conviene delineare in partenza. Innanzi tutto la
convinzione che l'Apocalisse faccia continuo riferimento
all'Antico Testamento e derivi da quei testi la mentalità,
le immagini e, concretamente, anche le parole: ma pensiamo che non
si tratti di un semplice uso frammentario di espressioni, quanto
piuttosto di un riferimento tematico ed ermeneutico. L'opera
cristiana, infatti, rilegge sempre le pagine antiche alla luce di
Gesù Cristo, ritenendolo la pienezza della rivelazione
e il compimento delle figure profetiche: pertanto, la ricerca del
substrato veterotestamentario di ogni immagine ed espressione
importante ci consentirà di valutare il grandioso lavoro di
rilettura cristologica con cui l'autore ripropone e interpreta i
testi biblici, per caratterizzare con essi la condizione del Cristo
risorto che è assolutamente nuova, anche se rientra in
pieno nel progetto divino rivelato ai profeti.
Inoltre, nonostante le diversità di impostazione,
riteniamo che l'opera di Giovanni si mantenga in pieno accordo con
le altre tradizioni teologiche presenti nel Nuovo Testamento:
per questo intendiamo valorizzare il confronto con
i testi neotestamentari che riportano immagini ed espressioni
simili a quelle dell'Apocalisse, al fine di cogliere il
rapporto teologico fra questo autore e gli altri scrittori del
Nuovo Testamento. Proprio da questi confronti, infatti, deriva
spesso una luce particolare per comprendere meglio il senso di
certi passi oscuri del testo apocalittico.
Infine la struttura intera dell'opera, elaborata come un tessuto
fitto di richiami, allusioni e riprese con variazione, ci
induce a sostenere una impostazione coerente nel pensiero e
nell'uso delle parole: anche se l'autore ha utilizzato fonti
differenti, il testo finale che noi leggiamo risulta un'opera
unitaria e omogenea, per cui dall'insieme delle affermazioni
simili si può meglio comprendere il significato di una
singola e isolata formula. In tale prospettiva assume un
significato rilevante anche l'ipotesi di un ultimo redattore
che abbia soprattutto elaborato la cornice iniziale e conclusiva
con alcuni altri ritocchi in senso più decisamente
cristiano: proprio questi particolari, infatti, invece di essere
considerati accidentali o secondari, ci sembra assumano un
ruolo primario per determinare l'interpretazione globale
dell'opera in senso cristologico.
L'insieme della ricerca si organizza in due parti principali: la
prima studia il fondamento cristologico dell'Apocalisse e delinea i
motivi per cui l'opera può essere considerata una
celebrazione del Cristo risorto, mentre la seconda parte analizza i
grandi ambiti simbolici in cui è possibile riconoscere il
rapporto che unisce i credenti cristiani alla vita del Risorto.
La prima parte considera globalmente l'opera come contemplazione
del ruolo cosmico ed ecclesiale svolto dal Cristo risorto. La fede
cristologica della comunità di Giovanni e l'ambientazione
nel clima liturgico del «giorno del Signore» inducono a
riconoscere una grande importanza alla formula tripartita con cui,
all'inizio dell'opera (1,5), viene presentato Gesù Cristo
(c. I): con diverse sfumature, infatti, mostrano il ruolo del
Cristo risorto i tre titoli «Primogenito dei
morti» (c. II), «Testimone accreditato» e
«Principe dei re della terra» (c. III), in quanto egli
è riconosciuto portavoce credibile e garante della
rivelazione, primo dei risorti da morte e garante della
risurrezione, capo di ogni potere e garante delle promesse divine.
Ma è soprattutto la visione inaugurale (1,9-20)
che attira la nostra attenzione: in quanto vicenda che determina
la stesura del libro, l'incontro di Giovanni con il Cristo
risorto si rivela come l'esperienza fondante dell'opera e
indica nell'immagine dell'esodo dagli inferi il cuore teologico
dell'Apocalisse (c. IV).
Tale riflessione è sviluppata in stretto collegamento con
la comunità cristiana, proprio perché ad essa si
rivolge l'insegnamento di questa rivelazione. Infatti, di fronte al
dramma della storia e ai travagli ecclesiali il teologo cristiano
attira l'attenzione sulla persona del Cristo e ripropone ai fedeli
con linguaggio apocalittico questa idea di fondo: la sua
risurrezione è fonte della risurrezione per i credenti.
A tale aspetto è dedicata la seconda parte, incentrata sulla
relazione che unisce il Cristo risorto ai suoi fedeli, con
l'intento principale di evidenziare i particolari simbolici in
cui viene racchiuso il messaggio dell'Apocalisse sulla
risurrezione e chiarirne la nativa ambiguità: la vittoria
(c. V), la vita (c. VI), il colore bianco (c. VII), i vestiti
donati (c. VIII), i canti per l'inaugurazione del regno (c.
IX), la posizione eretta (c. X), la novità della
«prima risurrezione» (c. XI).
La ricerca, dunque, si muove dalla considerazione che
l'Apocalisse sia una particolare celebrazione liturgica della
Pasqua di Cristo e una presentazione simbolica del ruolo che il
Messia risorto svolge nella storia dell'umanità. In un
preciso contesto storico, segnato dalla difficoltà e dalla
forte tentazione di adattamento al mondo pagano in modo
sincretistico, l'autore esorta i suoi fedeli a un impegno di
coerenza e di resistenza, additando nel mistero di morte e
risurrezione che caratterizza l'opera della redenzione l'unica
via da seguire per condividere, nel tempo e
nell'eternità, la stessa vittoria di Gesù Cristo.
Indice
SIGLE E ABBREVIAZIONI, p. 7
PRESENTAZIONE, p. 11
INTRODUZIONE, p. 13
Capitolo primo
LA PRESENTAZIONE INIZIALE DEL CRISTO RISORTO, p. 17
1. L'APOCALISSE COME CELEBRAZIONE DEL CRISTO RISORTO, p. 17
1.1 La fede cristologica di una comunità profetica, p.
17
1.2 L'ambiente della visione: il giorno del Signore, p. 21
1.3 Una celebrazione pasquale, p. 25
2. IL DIALOGO LITURGICO INIZIALE, p. 27
2.1 Le tre fonti della benedizione, p. 27
2.2 La formula cristologica tripartita, p. 30
2.3 L'interpretazione della formula, p. 31
2.4 Il riferimento al Cristo risorto, p. 33
3. LA FONTE VETEROTESTAMENTARIA, p. 34
3.1 La riflessione teologica dell'antico autore, p. 35
3.2 Le promesse fatte a Davide e la fedeltà di Dio, p.
38
3.3 L'interpretazione cristiana, p. 39
Capitolo secondo
«PRIMOGENITO DEI MORTI», p. 41
1. L'ESPRESSIONE PARALLELA IN COL 1,18, p. 41
2. ALTRE RICORRENZE DI prwtotokoz NEL NUOVO TESTAMENTO, p.
43
3. UN'IMMAGINE COMPLEMENTARE: «LA PRIMIZIA», p.
45
4. L'EREDITÀ TEOLOGICA DALL'ANTICO TESTAMENTO, p. 49
5. LE ANTICHE INTERPRETAZIONI PATRISTICHE, p. 52
6. «PRIMO» IN QUANTO «FIGLIO»,, p.
58
Capitolo terzo
«TESTIMONE» E «PRINCIPE», p. 63
1. Oartuzopistoz: IL VALORE DELLE PAROLE, p. 63
2. L'USO NELL'APOCALISSE, p. 66
2.1 Cristo, «Amen», p. 66
2.2 Antipa, «il testimone mio», p. 68
2.3 Le altre ricorrenze, p. 70
3. IL SENSO DELLA TESTIMONIANZA NELL'APOCALISSE, p. 72
3.1 La testimonianza di Cristo, p. 72
3.2 Il significato del titolo cristologico, p. 74
4. IL SUBSTRATO VETEROTESTAMENTARIO, p. 75
4.1 «Il mio testimone nel cielo», p. 76
4.2 Il «Servo» testimone, p. 77
4.3 La promessa fatta a Davide, p. 79
5. LA GARANZIA DEL CRISTO RISORTO, p. 81
6. CRISTO È «COLUI CHE COMANDA», p. 82
7. LA PROMESSA: DIO «SUSCITERÀ» UN CAPO, p.
83
Capitolo quarto
L'INCONTRO CON IL RISORTO, p. 87
1. LA VISIONE INAUGURALE, p. 87
1.1 Il racconto fondante, p. 88
1.2 La «conversione» al Signore, p. 91
1.3 II riconoscimento del Cristo, p. 95
2. L'ORACOLO DEL CRISTO RISORTO, p. 99
2.1 Un intervento costitutivo, p. 99
2.2 I titoli divini, p. 102
2.3 La caratteristica inequivocabile, p. 106
3. LE CHIAVI DELLA MORTE E DELL'ADE, p. 109
3.1 Il substrato giudaico, p. 109
3.2 L'esodo dagli inferi, p. 111
4. IL SENSO DELL'ESPERIENZA FONDANTE, p. 114
Capitolo quinto
LA SOMIGLIANZA CON CRISTO NELLA VITTORIA, p. 118
1. LE PROMESSE DI DONO, p. 118
1.1 I verbi «cristologici», p. 118
1.2 L'uso del verbo «dare», p. 119
1.3 Un indizio utile perla ricerca: wzkago, p. 121
2. «COME ANCH'IO HO PRESO DAL PADRE MIO», p. 122
2.1 Il Cristo «ha preso» dal Padre, p. 123
2.2 Il dono dell'autorità, p. 126
2.3 Il riferimento veterotestamentario, p. 128
2.4 La questione della prospettiva temporale, p. 132
2.5 Il dono della stella mattutina, p. 135
2.6 1 riferimenti veterotestamentari, p. 136
2.7 Il senso di tale dono, p. 138
3. «COME ANCH'IO HO VINTO», p. 140
3.1 Il Cristo ha vinto e si è assiso con il Padre, p.
141
3.2 Il dono della partecipazione al trono, p. 144
3.3 Il simbolo della «vittoria», p. 146
Capitolo sesto
L'UNIONE CON CRISTO NELLA VITA, p. 149
1. IL VOCABOLARIO DELLA «VITA», p. 149
2. IL CRISTO MORÌ E VISSE, p. 152
2.1 L'autopresentazione del Risorto, p. 153
2.2 L'invito alla fedeltà, p. 154
2.3 La promessa della ricompensa, p. 155
2.4 L'esclusione della seconda morte, p. 156
3. I SIMBOLI DELLA VITA, p. 158
3.1 Il libro, p. 158
3.2 L'albero, p. 162
3.3 L'acqua, p. 166
3.4 Le false apparenze di vita, p. 171
Capitolo settimo
LA SIMBOLOGIA DEL COLORE «BIANCO», p. 177
1. L'USO SIMBOLICO DEL COLORE, p. 177
1.1 Le ricorrenze dell'aggettivo leukoz nell'Apocalisse, p.
178
1.2 Il substrato veterotestamentario e giudaico, p. 179
1.3 Trasfigurazione e risurrezione, p. 181
2. IL BIANCO, CARATTERE DIVINO, p. 183
2.1 Il bianco trono di Dio (20,11), p. 183
2.2 Il «Figlio dell'Uomo» coi capelli bianchi
(1,14), p. 185
3. IL «LOGOS DI DIO» SUL CAVALLO BIANCO (19,11-16),
p. 185
3.1 Una sintesi simbolica di cristologia, p. 186
3.2 Il «Cristo pasquale», p. 190
3.3 «Ed ecco un cavallo bianco», p. 196
3.4 Le schiere che lo seguono su cavalli bianchi, p. 200
4. IL «FIGLIO DELL'UOMO» SULLA NUBE BIANCA (14,14),
p. 202
4.1 «Ed ecco una nube bianca», p. 203
4.2 Il torchio dell'ira di Dio, p. 207
5. IL PRIMO CAVALIERE SUL CAVALLO BIANCO (6,2), p. 211
5.1 Un simbolo di difficile interpretazione, p. 212
5.2 L'intervento divino nella risurrezione di Cristo, p. 213
Capitolo ottavo
LE BIANCHE VESTI, p. 217
1. L'USO SIMBOLICO DELLA VESTE, p. 217
1.1 La tradizione biblico-giudaica, p. 218
1.2 Il valore della veste «bianca», p. 219
1.3 I possibili modelli veterotestamentari, p. 220
2. LA VESTE BIANCA «DATA» AGLI UCCISI, p. 221
2.1 La preghiera e la risposta, p. 221
2.2 Il dono della veste bianca, p. 223
2.3 Simbolo della risurrezione, p. 223
2.4 L'identificazione degli uccisi, p. 225
3. LA VESTE «RESA BIANCA» NEL SANGUE DELL'AGNELLO,
p. 226
3.1 La folla incalcolabile: interpretazione globale, p. 226
3.2 I caratteri simbolici della folla universale, p. 228
3.3 La questione dell'identità e della provenienza, p.
229
3.4 Le vesti lavate nel sangue, p. 230
3.5 Il sangue dell'Agnello: causa della salvezza, p. 232
4. LA VESTE BIANCA «ACQUISTATA» DA CRISTO, p.
234
4.1 La denuncia e il consiglio, p. 234
4.2 Partecipazione alla realtà di Cristo, p. 236
4.3 Il dramma della nudità superato, p. 237
4.4 Il dono della redenzione, p. 238
5. UN DONO CHE RESTA MINACCIATO, p. 239
5.1 Pochi non hanno sporcato le loro vesti, p. 240
5.2 Camminare con Cristo in vesti bianche, p. 241
5.3 «Degni» come l'Agnello, p. 243
6. LA NOVITÀ DELLA RELAZIONE CON CRISTO, p. 244
Capitolo nono
L'INAUGURAZIONE DEL REGNO, p. 247
1. L'INNO DEL REGNO (11,15.17-18), p. 248
1.1 La settima tromba, p. 248
1.2 La proclamazione del Regno (11,15), p. 249
1.3 Una attualizzazione pasquale:, p. 251
1.4 Il ringraziamento per l'intervento di Dio (11,17-18), p.
254
2. L'INNO DELLA VITTORIA (12,10-12), p. 258
2.1 Il commento lirico alla cacciata di Satana, p. 259
2.2 Il sangue e la parola, p. 261
2.3 Il «rapimento» del figlio (12,5), p. 264
2.4 «Beati fin da ora i morti» (14,13), p. 266
Capitolo decimo
«CHI PUÒ RESISTERE?», p. 271
1. LE IMMAGINI DI STABILITÀ, p. 272
1.1 L'importanza del verbo «stare», p. 272
1.2 L'Agnello esthkoz, p. 274
1.3 Significato teologico di un simbolismo antropologico, p.
276
2. LE IMMAGINI CATASTROFICHE, p. 278
2.1 Il simbolismo apocalittico delle distruzioni, p. 278
2.2 L'intervento di Dio sconvolge la situazione, p. 280
2.3 La soluzione del dramma, p. 283
3. TERREMOTO E RISURREZIONE, p. 285
3.1 Il racconto emblematico dei due testimoni (11,3-13), p.
285
3.2 La «morte e risurrezione» dei due testimoni, p.
287
3.3 Terremoto e inaugurazione del Regno, p. 292
Capitolo undicesimo
LA «PRIMA RISURREZIONE», p. 299
1. UN TESTO ENIGMATICO (20,4-6), p. 299
1.1 L'inquadramento della scena, p. 300
1.2 Le questioni sollevate dal testo, p. 301
1.3 «Vissero e regnarono», p. 303
2. «QUESTA È LA RISURREZIONE, LA PRIMA», p.
305
2.1 L'autore interviene per spiegare, p. 306
2.2 Un significato teologico dell'aggettivo npc3zos, p. 307
2.3 Un altro significato dello stesso aggettivo, p. 309
3. LA NOVITÀ DI GESÙ CRISTO, p. 311
3.1 Un'interpretazione parenetica, p. 311
3.2 La seconda morte, p. 313
3.3 La «nuova» creazione in Cristo, p. 316
CONCLUSIONI, p. 323
BIBLIOGRAFIA, p. 331
INDICE DEGLI AUTORI, p. 347
INDICE, p. 353
ClaudioDoglio, nato a Savona nel 1959, si è
laureato in lettere classiche all'Università di Genova
(1982) con una tesi sulle antiche traduzioni greche e latine del
Salmo 109/110. Presbitero diocesano dal 1985, consegue la licenza
al Pontificio Istituto Biblico e il dottorato in teologia biblica
alla Pontificia Università Gregoriana (summa cum
laude) con la dissertazione sulla risurrezione di Cristo e dei
cristiani nell'Apocalisse, parzialmente pubblicata in questo
volume. Dal 1988-1989 è docente di Sacra Scrittura presso la
Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale nella sezione
di Genova. Ha pubblicato soprattutto sull'apocalittica e
l'Apocalisse di Giovanni; ricordiamo: Luca. Il Vangelo della
mitezzadi Cristo (1998); Figure bibliche della
misericordia (2000); e ha curato la raccolta di saggi Cristo
Omega e Alfa (1999); dal 2002 è condirettore della
rivista Paroledi Vita.