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GALLOITALICI di SICILIA
(a cura di Salvatore Trovato)

Famiglia: Indo-europeo: Neolatino. Tipico caso di alloglossia interna, il galloitalico è un insieme di varietà parlate da popolazioni venute in Sicilia nel Medioevo (secc. XI-XIII) in seguito alla conquista normanna dell’isola e provenienti dal Monferrato, dall’entroterra ligure e dalla sezione occidentale dell’Emilia.

Regione: Sicilia, province di Messina, Catania, Enna, Siracusa.
I centri dove esso è ancora parlato e conserva tratti fortemente peculiari di tipo italiano settentrionale (fondamentale il dittongo [jE] e [wO] da *e e *o del latino in sillaba libera, che le parlate siciliane non conoscono) sono:

Rilevanti tracce galloitaliche si trovano anche nelle parlate, sostanzialmente siciliane, di:

Tra questi centri e quelli di esclusiva parlata siciliana che li circondano si estende un’anfizona che ha recepito, per naturale contatto, elementi galloitalici (soprattutto a livello lessicale). Tale zona intermedia è costituita

L’influenza culturale — e perciò solamente lessicale — dei due grossi centri di Piazza Armerina e Caltagirone si riverbera nei rispettivi retroterra (San Cono e Grammichele da un lato e Barrafranca e Mazzarino dall’altro).
In passato furono pure galloitaliche:

Scomparsi sono i casali di Vaccària (nei pressi di Nicosia) e quelli di Gatta, Polino, Fundrò, Rossomanno, tutt’attorno a Piazza Armerina.

Status: il galloitalico della Sicilia non è ancora espressamente riconosciuto come lingua minoritaria, nè a livello nazionale nè a livello di legislazione regionale.

Media: trasmissioni in galloitalico vengono effettuate da radio locali.
Esiste una notevole produzione letteraria, assai spesso utilizzata in attività parascolastica (drammatizzazione).

Istituti culturali: presso la Sezione di Glottologia e Linguistica del Dipartimento di Filologia moderna dell’Università di Catania è attivo dal 1987, coordinato da S. Trovato, un vasto programma di ricerca dal titolo “Progetto Galloitalici” volto alla conservazione e allo studio del notevole patrimonio linguistico delle comunità galloitaliche della Sicilia, importante banco di prova dei fenomenidi contatto plurilingue.

Convegni e incontri di studio: dal 1987 sono stati promossi quattro Convegni sulle parlate galloitaliche, con relativa pubblicazione di Atti:

GALLOITALICI di BASILICATA
(in collaborazione con Maria Teresa Greco)

Cartina dei centri galloitalici della Basilicata (da G. Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia, Firenze 1972, p.206)
ingrandimento

Famiglia: Indo-europeo: Neolatino. Il galloitalico è un dialetto con caratteristiche ‘settentrionali’ parlato in centri dell'Italia meridionale (oltre che in Basilicata anche in Sicilia).

Regione: In Basilicata il galloitalico è parlato in due distinte aree linguistiche, ambedue nel territorio della provincia di Potenza: la prima comprende i comuni di Picerno, Tito, Pignola, Vaglio Basilicata, nei dintorni di Potenza, e la stessa Potenza (gruppo gallo-italico lucano nordoccidentale); la seconda include i centri di Trecchina, Rivello, Nèmoli e San Costantino, frazione di Rivello, che gravitano intorno al Golfo di Policastro (gruppo lucano-calabro). A questo secondo nucleo dialettale andrà ascritta anche la varietà di Tortorella, in provincia di Salerno, recentemente individuata da Edgar Radtke.

Consistenza numerica: La popolazione di Picerno è di 6.176 abitanti; a Tito si contano 6.378 ab., a Pignola 5.482, a Vaglio 2.210; è difficile quantificare gli abitanti della città di Potenza di espressione galloitalica. I residenti nelle comunità galloitaliche del golfo di Policastro sono pari rispettivamente a 2,404 (Trecchina); 1,553 (Nemoli) e 3,010 ab. (Rivello). Tutti i dati si riferiscono al censimento del 2001.

Status: Il galloitalico non è espressamente riconosciuto come lingua minoritaria all'interno della Regione Basilicata né tanto meno dalla legislazione nazionale.

Utilizzo pubblico: gli statuti comunali dei sopraddetti Comuni non prevedono l'utilizzo pubblico del galloitalico, ad esempio nelle sedute dei Consigli Comunali. Sebbene in forma non ufficiale, a livello orale il galloitalico trova impiego corrente in tutte le pratiche comunicative pubbliche e nei rapporti tra i cittadini e le istituzioni.

Educazione
: si ipotizza che, sebbene a livello non ufficiale, l'utilizzo del galloitalico sia abitualmente inserito nelle attività didattiche delle scuole materne, elementari e medie dei sudetti comuni.

Media: Esiste una discreta produzione letteraria (poesia e prosa) e un'attività filodrammatica in galloitalico, per esempio a Tito.

Osservazioni: intorno al tema del riconoscimento dello status di minoranza linguistica inquadrata nella legislazione nazionale si sta sviluppando attualmente un forte impegno delle istituzioni locali e dell'opinione pubblica. A Tito si profila la possibilità di costituire una Fondazione “per lo studio e la valorizzazione dei dialetti galloitalici di Lucania”.