GALLOITALICI di SICILIA
(a cura di Salvatore Trovato)
Famiglia: Indo-europeo: Neolatino. Tipico caso di alloglossia interna, il galloitalico è un insieme di varietà parlate da popolazioni venute in Sicilia nel Medioevo (secc. XI-XIII) in seguito alla conquista normanna dellisola e provenienti dal Monferrato, dallentroterra ligure e dalla sezione occidentale dellEmilia.
Regione: Sicilia, province di Messina, Catania, Enna, Siracusa.
I centri dove esso è ancora parlato e conserva tratti fortemente peculiari di tipo italiano settentrionale (fondamentale il dittongo [jE] e [wO] da *e e *o del latino in sillaba libera, che le parlate siciliane non conoscono) sono:
a) in provincia di Messina: San Fratello con la diramazione recente (1922) di Acquedolci (comune dal 1969), San Piero Patti, Montalbano Elicona (con le frazioni di Bràidi, S. Maria e S. Barbara), Novara di Sicilia (con le frazioni di San Basilio, San Marco e Badiavecchia), Fondachelli-Fantina (comune istituito nel 1950 per scissione da Novara di Sicilia, e formato da poco più di 20 villaggi dispersi lungo la valle del Patrì);
b) in provincia di Catania: Randazzo;
c) in provincia di Enna: Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone;
d) in provincia di Siracusa: Ferla, Buccheri, Càssaro, in totale
si contano 14 comuni ed una popolazione pari a poco più di 60.000
abitanti.
Rilevanti tracce galloitaliche si trovano anche nelle parlate, sostanzialmente siciliane, di:
a) in provincia di Messina: Roccella Valdemone, S. Domenica Vittoria, Francavilla;
b) in provincia di Catania: Bronte e Maletto sul versante nordoccidentale dellEtna; Caltagirone, Mirabella Imbàccari e, in misura minore, S.Michele di Ganzaria, nella parte meridionale della provincia;
c) in provincia di Enna: Valguarnera Caropepe;
d) in provincia di Palermo: Corleone.
Tra questi centri e quelli di esclusiva parlata siciliana che li circondano si estende unanfizona che ha recepito, per naturale contatto, elementi galloitalici (soprattutto a livello lessicale). Tale zona intermedia è costituita
a) nella provincia di Messina dai comuni di Galati Mamertino, Tortorici, Ucria e Raccùia nelle valli del Fitàlia e del Sinagra; Basicò, Tripi e Floresta, attorno a Montalbano; Moio e Motta Camastra, nella valle dellAlcantara;
b) nella provincia di Catania: Castiglione di Sicilia, Linguaglossa e Piedimonte Etneo, tra la sponda destra dellAlcantara e i primi contrafforti dellEtna.
Linfluenza culturale e perciò solamente lessicale dei due grossi centri di Piazza Armerina e Caltagirone si riverbera nei rispettivi retroterra (San Cono e Grammichele da un lato e Barrafranca e Mazzarino dallaltro).
In passato furono pure galloitaliche:
a) S. Lucia del Mela e Capizzi in provincia di Messina;
b) Maniace in provincia di Catania;
c) Butera di provincia di Siracusa.
Scomparsi sono i casali di Vaccària (nei pressi di Nicosia) e quelli di Gatta, Polino, Fundrò, Rossomanno, tuttattorno a Piazza Armerina.
Status: il galloitalico della Sicilia non è ancora espressamente riconosciuto come lingua minoritaria, nè a livello nazionale nè a livello di legislazione regionale.
Media: trasmissioni in galloitalico vengono effettuate da radio locali.
Esiste una notevole produzione letteraria, assai spesso utilizzata in attività parascolastica (drammatizzazione).
Istituti culturali: presso la Sezione di Glottologia e Linguistica del Dipartimento di Filologia moderna dellUniversità di Catania è attivo dal 1987, coordinato da S. Trovato, un vasto programma di ricerca dal titolo Progetto Galloitalici volto alla conservazione e allo studio del notevole patrimonio linguistico delle comunità galloitaliche della Sicilia, importante banco di prova dei fenomenidi contatto plurilingue.
Convegni e incontri di studio: dal 1987 sono stati promossi quattro Convegni sulle parlate galloitaliche, con relativa pubblicazione di Atti:
1. Nicosia, 14-17 settembre 1987: Migrazioni interne: I dialetti galloitalici della Sicilia, organizzato dal Centro di Studi per la Dialettologia italiana (CNR) dellUniversità di Padova e dal Progetto Galloitalici dellUniversità di Catania;
2. Piazza Armerina, 7-9 aprile 1994: Dialetti galloitalici dal Nord al Sud: Realtà e Prospettive, organizzato dal Progetto Galloitalici dellUniversità di Catania;
3. Nicosia, 25-27 maggio 1995: Realtà linguistiche e culturali a Nicosia nel primo Novecento, Progetto Galloitalici dellUniversità di Catania;
4. Novara di Sicilia, 16 dicembre 1995: La documentazione del dialetto di Novara di Sicilia, Progetto Galloitalici dellUniversità di Catania.
GALLOITALICI di BASILICATA
(in collaborazione con Maria Teresa Greco)

ingrandimento
Famiglia: Indo-europeo:
Neolatino. Il galloitalico è un dialetto con caratteristiche settentrionali
parlato in centri dell'Italia meridionale (oltre che in Basilicata anche in
Sicilia).
Regione: In Basilicata il galloitalico è parlato in due distinte
aree linguistiche, ambedue nel territorio della provincia di Potenza: la prima
comprende i comuni di Picerno, Tito, Pignola, Vaglio Basilicata, nei dintorni
di Potenza, e la stessa Potenza (gruppo gallo-italico lucano nordoccidentale);
la seconda include i centri di Trecchina, Rivello, Nèmoli e San Costantino,
frazione di Rivello, che gravitano intorno al Golfo di Policastro (gruppo
lucano-calabro). A questo secondo nucleo dialettale andrà ascritta
anche la varietà di Tortorella, in provincia di Salerno, recentemente
individuata da Edgar Radtke.
Consistenza numerica: La popolazione di Picerno è di
6.176 abitanti; a Tito si contano 6.378 ab., a Pignola 5.482, a Vaglio 2.210;
è difficile quantificare gli abitanti della città di Potenza
di espressione galloitalica. I residenti nelle comunità galloitaliche
del golfo di Policastro sono pari rispettivamente a 2,404 (Trecchina); 1,553
(Nemoli) e 3,010 ab. (Rivello). Tutti i dati si riferiscono al censimento
del 2001.
Status: Il galloitalico non è espressamente riconosciuto come
lingua minoritaria all'interno della Regione Basilicata né tanto meno
dalla legislazione nazionale.
Utilizzo pubblico: gli statuti comunali dei sopraddetti Comuni non
prevedono l'utilizzo pubblico del galloitalico, ad esempio nelle sedute dei
Consigli Comunali. Sebbene in forma non ufficiale, a livello orale il galloitalico
trova impiego corrente in tutte le pratiche comunicative pubbliche e nei rapporti
tra i cittadini e le istituzioni.
Educazione: si ipotizza che, sebbene a livello non ufficiale, l'utilizzo
del galloitalico sia abitualmente inserito nelle attività didattiche
delle scuole materne, elementari e medie dei sudetti comuni.
Media: Esiste una discreta produzione letteraria (poesia e prosa) e
un'attività filodrammatica in galloitalico, per esempio a Tito.
Osservazioni: intorno al tema del riconoscimento dello status di minoranza
linguistica inquadrata nella legislazione nazionale si sta sviluppando attualmente
un forte impegno delle istituzioni locali e dell'opinione pubblica. A Tito
si profila la possibilità di costituire una Fondazione “per lo
studio e la valorizzazione dei dialetti galloitalici di Lucania”.