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Interventi a favore della tutela delle comunità galloitaliche


Documento delle Amministrazioni Comunali dei centri galloitalici di Sicilia (29 gennaio 2000)

Le Amministrazioni dei Comuni di San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, Fondachelli-Fantina, Randazzo, Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, Aidone, Ferla, d’intesa col Preside della Facoltà di Lettere Prof. Nicolò Mineo, con la Direttrice del Dipartimento di Filologia moderna Prof.ssa Margherita Spampinato, col Prof. Salvatore Trovato direttore del “Progetto Galloitalici”, col Prof. Vincenzo Orioles Presidente della Società Italiana di Glottologia (SIG) e Direttore del Centro Internazionale sul Plurilinguismo (CIP),

premesso

– che fin dagli ultimi anni dell’XI secolo i Normanni, ormai stabilitisi in Sicilia, promossero un flusso migratorio — il più grande movimento di popolazione del Medioevo — che prese le mosse dal Monferrato, dall’entroterra ligure e dalla zona occidentale dell’Emilia, e portò al ripopolamento di una vasta area della Sicilia, compresa tra il Tirreno e il Canale di Sicilia;

– che centri come San Fratello (con la diramazione recente di Acquedolci), San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia (insieme ai villaggi che le fanno corona e con Fondachelli-Fantina, da alcuni decenni comune autonomo) (ME), Randazzo (CT), Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina, Aidone (EN) e Ferla (SR), ricevettero grossi nuclei italiani settentrionali capaci di imporre alle popolazioni locali il loro idioma e che quest’ultimo si è imposto ed è diventato la lingua di tali centri, giungendo fino ai nostri giorni e contrapponendosi al siciliano dell’area circostante;

– che l’idioma galloitalico portato dagli immigrati si è diffuso nel tempo anche ad altri centri, come ad esempio Valguarnera (con parziali immigrazioni da Aidone) e che nuclei meno nutriti di popolazione italiana settentrionale si sono insediati — all’epoca della immigrazione medievale o, in tempi più recenti, in occasione del riassetto della popolazione in seguito alle fondazioni signorili cinque-secentesche — in centri come Roccella Valdemone, Moio Alcantara, Francavilla di Sicilia, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Piedimonte Etneo, Bronte, Maletto e ancora, Caltagirone, Mirabella Imbaccari, San Michele di Ganzaria, Buccheri, Cassaro e, nella Sicilia occidentale, Corleone, le cui parlate, per lo più siciliane, ma con notevole tracce italiane settentrionali, fungono come da cuscinetto (tipico delle anfizone) tra i centri di espressione siciliana e quelli di espressione italiana settentrionale;

– che attualmente l’idioma galloitalico è adoperato da una popolazione che supera le 60.000 unità e che negli ultimi decenni la consapevolezza della identità linguistica delle Comunità in oggetto, da sempre manifestata nell’orgoglio per la propria parlata e per le proprie tradizioni, è diventata sempre più forte e ha dato luogo ad una fiorente produzione letteraria;

– che le parlate galloitaliche della Sicilia, dal punto di vista storico conservano la fase antica delle parlate italiane settentrionali da cui hanno avuto origine e che per i rapporti di chiusura o di apertura nei confronti del siciliano dell’area circostante rappresentano un terreno fertile di osservazione per lo studio dei contatti interlinguistici;

– che da anni la Sezione di Glottologia e Linguistica del Dipartimento di Filologia moderna della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, nella consapevolezza dell’importanza per gli studi, presenti e futuri, di tali parlate, si dedica, con Convegni anche internazionali, con pubblicazioni, ormai numerose, alla valorizzazione di tali parlate;

– che la specificità e l’alterità di tali parlate sono state riconosciute dagli studiosi italiani e stranieri di contatto linguistico, dai sociolinguisti e dai linguisti generali, nella fattispecie rappresentati da tre prestigiose istituzioni come la Società Italiana di Glottologia (SIG), la Società di Linguistica Italiana (SLI) e il Centro Internazionale sul Plurilinguismo (CIP), le quali, attraverso i loro Presidenti hanno già stabilito contatti col relatore della Legge 482 concretizzatisi nella esplicita menzione di tali parlate nell’ordine del giorno del Senato del 6 ottobre 1999, N. 5

esprimono ferma protesta

nei confronti della mancata inclusione delle eteroglossie interne, tra cui le parlate galloitaliche della Sicilia, nella legge N. 482 del 15 dicembre 1999 (G. U. 297 del 20 dicembre 1999), contenente norme in materia di tutela della minoranze linguistiche storiche, e, in rappresentanza di una comunità forte di 60.000 residenti e locutori attivi del galloitalico

chiedono

che in una riscrittura della legge che si augurano vicina venga espressamente inserita nelle norme di tutela anche la minoranza linguistica galloitalica della Sicilia costituita dai dodici comuni sopra ricordati di San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia e Fondachelli-Fantina in provincia di Messina, Randazzo in provincia di Catania, Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone in provincia di Enna, Ferla in provincia di Siracusa e che, nelle more di tale doveroso atto legislativo, la tutela prevista dalla legge N. 482 sia estesa nei regolamenti attuativi anche alle Comunità galloitaliche della Sicilia.

Gli stessi Amministratori si riservano di costituire un Coordinamento finalizzato a raccordare le iniziative dei singoli Comuni in ordine alla valorizzazione della lingua e delle tradizioni galloitaliche, anche in vista di un’azione istituzionale diretta a estendere la normativa di tutela alla legge 482/99 anche a tutte le Comunità galloitaliche della Sicilia.

Catania, 29 gennaio 2000